Manette, fruste e battute divertenti! Per la studentessa e dominatrice Tiff (Zoe Levin) e il suo squattrinato miglior amico gay Pete (Brendan Scannell) il sadomasochismo è una questione d’affari in cui il piacere non c’entra nulla. Beh, forse un pochino c’entra… Lavorare insieme modifica il rapporto d’amicizia tra i due, ma, cosa più importante, li aiuta a trovare se stessi.

Netflix

Avete appena letto la sinossi ufficiale della serie a tema fetish e bondage lanciata questa primavera dal colosso Netflix.
Tuttavia sono già iniziate a girare online le prime critiche e noi abbiamo deciso di guardare di che si tratta.

La protagonista Mistress May

Dominatrice dal cuore di ghiaccio, Mistress May ha già visto schierarsi contro di lei chi la definisce un personaggio improvvisato, inaccurato, viziato (nella forma e nel carattere) e potenzialmente dannoso per il mestiere che rappresenta.
L’elemento che fa ribollire gli animi di rabbia è la distanza dalla realtà, dai tanti professionisti che condividono per questo lavoro serietà, principi etici e soprattutto sicurezza per sé e per i clienti.

Le critiche più aspre a Mistress May

La protagonista della serie Tiffany viene descritta con un passato poco piacevole, da cui spuntano traumi legati alla sfera sessuale.
Per la scrittrice e sex worker Kitty Stryker la serie è un palinsesto di luoghi comuni, non rivela originalità, anzi, dalle puntate escono troppi stereotipi sul mondo del feticismo che non corrispondono alla realtà.
Lei stessa afferma che si tratta di:
“un clichè negativo, un luogo comune che incoraggia le persone a vederci come vittime”.
Mistress Couple, capo delle dominatrici a La Domaine Esemar, ha invece criticato aspramente alla redazione del Rolling Stone alcuni elementi della produzione, come la moquette della prigione dove lavora Mistress May:
«Tiff dovrebbe essere una delle migliori dominatrici di NY, ma lavora in una prigione con la moquette per terra, una cosa non molto igienica».

L’intento voluto da Netflix

Per promuovere la serie è spuntato su Twitter l’account di Mistress May.
Si tratta di un account verificato, ma finto, in quanto fa parte dell’orchestra mediatica messa online da Netflix per promuovere la serie.
Questo su Twitter, che spesso si è trovato al centro di accese polemiche per i comportamenti discriminatori nei confronti del lavoratori del sesso.
L’ottimo intento, ricercato da Netflix, di sdoganare tabù e promuovere una visione positiva del sesso, ne esce a testa bassa.
Troppi errori, specialmente relativi alla sfera del consenso e dei limiti, fondamentali nella comunità BDSM e trascurati dalla serie.

C’è chi però ne vede il positivo, giocato sulle battute irriverenti del risvolto comico.
Bonding, con il suo humor irriverente e scanzonato riesce a colorare le personalità dei protagonisti e ad incalzare il pubblico, senza provocare rotture in ritmo e attenzione.

E voi, cosa ne pensate: serie promossa o bocciata?